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Una giornata al MUSE tra Maxi Ooh! ed estinzioni di massa

MUSE TRENTO
Written by Lara Rigo

Ci sono luoghi dove è obbligatorio portare i bambini almeno una volta nella vita, e se uno di questi luoghi ce l’hai a un’ora da casa andarci una volta all’anno è praticamente una regola. Sto parlando del MUSE, il Museo delle Scienze di Trento progettato da Renzo Piano che accoglie dalla sua apertura (2013) milioni di visitatori ogni anno. Un luogo di ricerca e di divulgazione scientifica di altissimo livello, ma anche un’area di incontro volta a favorire il dialogo e il coinvolgimento di tutti, in primis i bambini: non aspettatevi il classico museo polveroso e semi-deserto, anzi, vi troverete davanti una struttura all’avanguardia e ricca di visitatori che la animano, catapultandovi direttamente in un’esperienza dal sapore internazionale.

MUSE TRENTO

Perché ci siamo tornati dopo due anni dall’ultima visita? Per due motivi: il primo è che volevo far conoscere meglio a mia figlia il MUSE e la sezione del Maxi Ooh!, oggi ha quattro anni e credo possa essere ulteriormente stimolante per lei rispetto a quando ne aveva due; il secondo è stato per partecipare in anteprima all’inaugurazione della nuova sezione sulle estinzioni. Di seguito vi racconto come è andata!

Maxi Ooh!: la scoperta inizia dai sensi 

Che dire del Maxi Ooh? Che se non c’era bisognava inventarlo! Devo ammettere che è difficile descriverlo a parole se non ci si è mai stati, perchè è una parentesi di stupore e meraviglia, un’esperienza tutta da vivere dedicata ai bambini da 0 a 5 anni, insieme con i loro genitori, i quali possono coltivare l’attitudine a scoprire, provare, e sperimentare in prima persona. Maxi Ooh! è un posto che permette di sperimentare i sensi attraverso i sensi, proponendo occasioni ogni volta diverse e originali partendo da quello che i bambini sanno fare così bene, ossia toccare, annusare, guardare, ascoltare e, aggiungo io, emozionarsi.

Attivo da due anni, la sua realizzazione è frutto di un lavoro di studio e progettazione condotto dal project team del MUSE in collaborazione con gli esperti della Federazione scuola materne di Trento e con l’Ufficio Infanzia, con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” e con il Settore di Musicologia sviluppato dall’Università di Bologna. Nasce così l’idea di mettere al centro i bambini più piccoli, di lavorare sulle loro emozioni e sul rapporto babult (ossia bambini + adulti, i loro genitori o accompagnatori).

Lo spazio si suddivide in due macro aree: la prima dedicata all’accoglienza e al relax (spazio per soddisfare i bisogni primari dei bambini, nonché sala di decantazione dell’esperienza vissuta) e l’altra composta da tre zone di azione, dove si sperimentano percorsi sensoriali declinati secondo le percezioni tattili e sonore. Queste tre zone d’azione si sviluppano all’interno di altrettante stanze sferiche, che come delle bolle dividono lo spazio e allo stesso tempo proteggono e rendono esclusiva l’esperienza delle coppie di “babult”. Anche la toilet diventa spazio di scoperta, e per questo si trova all’interno di una sfera (non vi dico cosa ha detto mia figlia quando ha scoperto la doccia di bolle di sapone!).

A caratterizzare Maxi Ooh! in modo peculiare è la nuova modalità di scoperta dell’ambiente e di interazione fra adulti e bambini, non riconducibile a nessuna delle esperienze oggi esistenti: è proprio questo fattore che mi ha fatto amare tantissimo questo spazio. Il focus è la relazione, mediata dallo spazio, tra bambini e tra bambini e adulti, per questo motivo l’ingresso avviene a coppie di babult e per la durata di mezzora. Tutte le interazioni presenti sono pensate per un bambino e un adulto che, insieme, esplorano gli stimoli sensoriali della stanza, grazie all’utilizzo di tecnologie intuitive. All’interno infatti abbiamo letto un libro all’interno di un’alcova di stoffa che ci avvolgeva e isolava dal resto del mondo; abbiamo saltato per terra cercando di capire le diverse consistenze del pavimento; abbiamo soffiato e creato dei giochi di colori e suoni su uno schermo; ci siamo sedute su una poltrona dondolante ammirando il paesaggio di fronte a noi. Difficile riportarvi le emozioni che abbiamo vissuto in quella mezzora, ma per darvene un assaggio ho fatto questo piccolo video: venite un minuto al Maxi Ooh! con noi?

L’estinzione è un rumore di fondo che da sempre accompagna la storia della vita

In alcuni momenti la scomparsa delle specie si è concentrata in quelli che chiamiamo eventi di “estinzione di massa” che hanno tinto di imprevedibilità la storia evolutiva. Che indicazioni possiamo trarre da questi fenomeni alla luce della crisi, di biodiversità, ambientale e forse anche sociale che stiamo attraversando? E che ruolo ha, e quale ruolo dovrebbe avere l’uomo, in questo scenario? Da un progetto di ricerca e divulgazione scientifica sviluppato grazie a un cofinanziamento MIUR, il MUSE Museo delle Scienze di Trento ha inaugurato il 16 luglio scorso la mostra Estinzioni. Storie di catastrofi e altre opportunità. Un racconto che intreccia i contributi della paleontologia, della biologia e dello studio della società per leggere gli effetti devastanti delle crisi ecosistemiche, ma anche per riflettere sulle occasioni inattese che si aprono proprio nei momenti di maggiore instabilità.

Cosa si può trovare all’interno di questa nuova sezione? Reperti originali di vertebrati estinti in tempi storici preservati presso i musei italiani, dallo scheletro di un grande dinosauro sauropode (l’unico di questo tipo esposto in un museo italiano) al celebre cranio di Homo neanderthalensis “Guattari I”, il più completo preservato nel nostro paese; intriganti installazioni multimediali, video e animazioni originali, interviste e spazi interattivi che ruotano attorno alla storia delle cinque grandi estinzioni della storia del nostro pianeta. Fra i documenti inediti anche interventi filmati eccellenti, quello di Severn Cullis-Suzuki, la bambina, divenuta oggi un’impegnata attivista ambientale, che nel 1992 “zittì” il mondo con il suo intervento all’ONU in difesa del futuro del pianeta.

Muse Estinzioni

Estinzioni si organizza in cinque nuclei tematici principali:

  1. Abituati a prendere le distanze da ciò che non ci riguarda dobbiamo ricordarci, invece, che l’estinzione è un fenomeno naturale che riguarda (e ha riguardato) tutti: la prima sezione del percorso affronta questo concetto aprendosi su un’imponente selezione di campioni paleontologici provenienti dalle collezioni MUSE, una galleria della biodiversità del passato che testimonia il succedersi delle specie nella storia della vita.
  2. Come “funzionano” le estinzioni di massa? Grazie al contributo di installazioni multimediali inedite, nella seconda sezione sarà possibile comprendere in modo intuitivo le dinamiche delle cinque grandi crisi ecositemiche del passato.
  3. L’affermazione dell’uomo e gli squilibri ambientali che ha generato sono legati a doppio filo alla storia delle estinzioni. Nella terza sezione l’uomo diventa dunque (suo malgrado) il protagonista per eccellenza della narrazione: partendo dalle estinzioni delle faune giganti “quaternarie”, l’esposizione si sofferma sul destino di mammut, bisonti delle steppe e tigri dai denti a sciabola analizzando la complessa relazione tra cambiamenti ambientali e intervento umano.
  4. Nella quarta sezione (la mia preferita) lo sguardo si sofferma sulle intricate vicende evolutive della famiglia umana. Tra diversificazione e grandi fasi espansive delle diverse specie umane, verranno analizzati i casi di contatto competitivo e non, come l’affascinante incontro creativo tra Homo sapiens e Homo neandethalensis. Un’installazione interattiva permetterà al pubblico di mettersi in gioco in prima persona, sperimentando, grazie alla tecnologia del morphing, l’incontro tra le due specie: il volto del visitatore, infatti, verrà trasformato digitalmente in quello di un uomo di neandertal grazie a un’applicazione originale creata dai creativi di Belka srl.
  5. L’ultima tappa della mostra è dedicata all’Antropocene. Nel 2009 un gruppo di scienziati ha identificato le soglie dei principali processi del sistema Terra, come il consumo di suolo e acqua, o l’inquinamento chimico, entro i quali la capacità di autoregolazione del pianeta non sarebbe alterato in modo irreversibile: una sorta di spazio operativo di sicurezza per l’umanità. Al momento della loro identificazione i confini già superati erano tre. Ora, a sette anni di distanza, sono quattro.

MUSE trento estinzioni

Ho visitato la mostra in anteprima il giorno prima dell’apertura e l’atmosfera che si respirava era di palpabile emozione mista a trepidazione per finire i lavori in tempo per l’indomani, avete presente Jurassk Park? Ecco, diciamo che quando si attraversa Estinzioni la sensazione è più o meno quella, ovvero di trovarsi di fronte a qualcosa di grande, unico, maestosamente lontano ma sfortunatamente molto più vicino di quanto possiamo immaginare.

MUSE trento estinzioni

Credo che portare i bambini a visitare questa nuova area sia un vero e proprio atto di responsabilità prima di tutto verso di loro e in secondo luogo verso quello che in futuro avranno da amministrare del nostro Pianeta.

 

Info pratiche

La mostra inaugura al MUSE il 16 luglio 2016 e resterà visitabile fino al 26 giugno 2017 per trasferirsi poi presso le sedi partner di Padova e Torino e altre in via di definizione.

CURATORI:  Massimo Bernardi, Michele Menegon, Alessandra Pallaveri – Muse, Trento; Telmo Pievani – Università degli Studi di Padova 

Tutte le info su www.muse.it

Hashtag ufficiale: #MUSEstinzioni


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